Sharing delle frequenze

La terza fase di internet è alle porte. La prima, che ha coinciso con la diffusione su larga scala delle connessioni, ha visto l’espansione di una comunicazione per così dire ‘verticale’, in cui sulla rete si cercavano notizie, filmati, musica, ecc. in modo ‘unidirezionale’, dall’alto (la rete) verso il basso (gli utenti). La seconda fase, che ha coinciso grosso modo con l’esplosione dei social media, è quella dello “sharing” che stiamo attraversando ancora oggi, in cui la rete diventa strumento di interazione (e quindi di socialità) continua. E’ un modello che ha influenzato nel profondo le nostre vite, aprendo scenari inimmaginabili anche dal punto di vista economico (pensiamo alla sharing economy) e della mobilità. La terza è quella dell’Internet of Things, in cui gli oggetti saranno in grado di scambiare dati e quindi interagire tra di loro. Non possiamo ancora immaginare l’influenza sulle nostre vite e come impatterà anche sullo stato del Pianeta, basti pensare ai servizi di efficientamento energetico

Intendiamoci, ogni fase convive con la precedente, anzi le tre possibilmente inizieranno anche ad intrecciarsi in una nuova. Tuttavia per arrivare a questo punto è necessario costruire l’infrastruttura su cui tutto questo deve poggiare: il 5G, la quinta generazioni di reti mobili.

L’Europa, che su questo terreno fino ad oggi non è stata all’avanguardia, proprio per questo non può certo procedere in ordine sparso, e infatti il digital single market, il mercato unico di 530 milioni di cittadini europei, deve essere un obiettivo strategico.

Una delle tecnologie abilitanti, al giorno d’oggi, è il wireless. Per rendere questa tecnologia efficace al massimo, tuttavia, abbiamo bisogno di identificare più disponibilità di spettro, altrimenti la connettività di cui avremo bisogno semplicemente non ci sarà e andremo di conseguenza a perdere molte opportunità sociali ed economiche.

Su questo versante, troppo poco considerato da legislatori, perché considerato troppo tecnico, va sottolineato positivamente il progetto LSA – Licensed Shared Access promosso dalla Commissione Europea in collaborazione con il Ministero dello Sviluppo Economico. L’esperimento di spectrum-sharing, in questo caso effettuato sulla frequenza 2,3 GHz, permetterà di utilizzare al meglio frequenze attualmente poco utilizzate per facilitare le prestazioni della connessione di cittadini e imprese. In altre parole, l’esperimento permette di utilizzare o in spazi diversi nello stesso momento o nello stesso spazio in tempi diversi la stessa quantità di spettro per servizi diversi. Un fatto di cui tutti dovremo tener conto, che potrà aiutarci a sfruttare sino in fondo le potenzialità della tecnologia wireless.

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