Biometria, l’autenticazione del futuro reclama fiducia

L’autenticazione biometrica piace ai consumatori, per la semplicità e la velocità. Le uniche perplessità colpiscono un nervo fondamentale, quello della sicurezza.

Si tratta di un sistema di autenticazione tramite un parametro fisiologico letto da un sensore (nel caso di impronta digitale, palmo della mano, retina, colore e dimensione dell’iride) o perfino da una speciale telecamera (fisionomia del volto, forma dell’orecchio, etc.).

Il sensore biometrico per l’impronta digitale è installato sugli smartphone Apple dal settembre 2013 e  su quelli Samsung dall’aprile del 2014, sebbene alcuni avessero addirittura “rumoreggiato” di un sensore per il risconociumento della retina nella fotocamera frontale. Secondo il rapporto stilato da Acuity Market Intelligence nel 2020 il 100% degli smartphone in produzione includeranno sensori biometrici, e ben il 65% delle transazioni mobile payment sarà autenticato con la biometria, perché è nei pagamenti che questa tecnologia di autenticazione darà il meglio di sé nei prossimi anni, dando molto filo da torcere alla “plastica” delle carte di pagamento.

Nonostante l’indubbio miglioramento della user experience nell’acquisto in mobilità (Pay-by-Touch), le paure legate alla sicurezza costituiscono però il maggiore ostacolo allo sviluppo di applicazioni che utilizzano questo tipo di sensori: i consumatori temono l’uso fraudolento da parte di terzi dei propri dati biometrici. Ed è solo lavorando sulla sicurezza che questa modalità di autenticazione potrà prendere il sopravvento sulle altre, dai pin alle password. Addirittura i giovani inglesi tra i 16 e i 24 anni considererebbero irritanti i classici metodi di autenticazione nelle operazioni di pagamento (fonte: Visa).

Quindi sono paure che le istituzioni finanziarie, gli istituti di pagamento devono fugare, non solo con la ricerca, ma anche con una chiara e precisa comunicazione su come i dati biometrici degli utenti saranno memorizzati, in quali casi e chi vi avrà accesso, e in che modo ne sarà garantita l’integrità e come saranno protetti.

Proprio la settimana scorsa MasterCard ha avviato negli USA un programma aperto alle istituzioni finanziarie per rafforzare le soluzioni di autenticazione alternative a quelle classiche a seguito di una ricerca, corredata da 10mila interviste in 17 paesi, che ha evidenziato come a livello mondiale il 53% dei consumatori che comprano online, dimentica la password più di una volta a settimana, perdendo anche 10 minuti per resettare l’account.

Ma qui non si tratta solo di sedimentare best pratices, ma anche di approfondire la questione a livello normativo e regolatorio. Anche su questo la recente sentenza della Corte di giustizia europa, di cui ho parlato in questo blog, rischia di rappresentare un freno allo sviluppo di un ambiente davvero sicuro a livello internazionale.

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